ARTICOLI, FOTO E VIDEO SUI SOCIAL NETWORK: L'AUTOREVOLEZZA DELLA FONTE.
La quantità di informazioni che quotidianamente ci raggiunge attraverso la rete e i social network è ormai smisurata.
Bastano pochi minuti di permanenza su piattaforme come Facebook o Instagram per imbattersi in contenuti, articoli e video che spesso superano i confini del verosimile.
In questo scenario iperconnesso, la capacità di orientarsi tra notizie attendibili e contenuti fuorvianti diventa una competenza essenziale.
Il rischio più diffuso non è solo quello di essere disinformati, ma di partecipare attivamente alla diffusione di informazioni false, commentandole e condividendole come se fossero verità accertate.
Il problema è aggravato dall’evoluzione tecnologica: gli effetti speciali, un tempo appannaggio esclusivo dell’industria cinematografica, sono oggi accessibili a un pubblico vastissimo.
Strumenti basati sull’intelligenza artificiale consentono di produrre immagini e video di altissima qualità, capaci di simulare eventi mai accaduti con un realismo impressionante.
Scorrendo i social è facile imbattersi, ad esempio, in video che pretendono di “svelare” l’allunaggio dell’Apollo, presentandolo a colori, con una resa visiva cinematografica e dettagli apparentemente plausibili.
Si vede la bandiera americana sventolare intensamente e per tanti secondi, inquadrature suggestive, e si insinua il dubbio su come sia stato possibile ottenere immagini di tale qualità.
A seguire, centinaia di commenti che danno per scontata la falsità dell’evento storico, senza che quasi nessuno si interroghi sull’origine del filmato.
Eppure, si tratta di materiali mai rilasciati dalla NASA, ricostruzioni digitali o veri e propri falsi.
Lo stesso accade con video di presunti dischi volanti che penetrano montagne o scompaiono all’orizzonte, sempre corredati da immagini “probante”.
Contenuti spettacolari, ma privi di qualsiasi riscontro scientifico o documentale.
Potrei fare tantissimi altri esempi.
In un contesto in cui produzioni di grande impatto visivo convivono con una sostanziale povertà informativa, diventa fondamentale interrogarsi sulla fonte.
Chi diffonde il contenuto?
Si tratta di un ente riconosciuto, di un’istituzione, di una testata giornalistica affidabile, oppure di un sito dal nome suggestivo ma privo di credibilità?
Se un post proviene, ad esempio, da una piattaforma dichiaratamente fantasiosa o anonima, è doveroso fermarsi e riflettere prima di commentare o condividere.
L’autorevolezza della fonte è il primo filtro contro la disinformazione.
Senza questo passaggio critico, il rischio è quello di scambiare la finzione per realtà.
Questa presa di coscienza non è più rimandabile.
Rappresenta una priorità culturale e civile, necessaria per preservare la qualità del dibattito pubblico e il valore dell’informazione stessa.

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